ALDO ROSSI, AUTOBIOGRAFIA SCIENTIFICA - AMS Dottorato

ALDO ROSSI, AUTOBIOGRAFIA SCIENTIFICA - AMS Dottorato

Alma Mater Studiorum - Università di Bologna Dottorato di Ricerca in Composizione Architettonica Scuola di Dottorato in Ingegneria Civile ed Architett...

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Alma Mater Studiorum - Università di Bologna Dottorato di Ricerca in Composizione Architettonica Scuola di Dottorato in Ingegneria Civile ed Architettura XXI Ciclo di Dottorato

ALDO ROSSI, AUTOBIOGRAFIA SCIENTIFICA: SCRITTURA COME PROGETTO Indagine critica tra scrittura e progetto di architettura.

Presentata da: dott. arch. Giovanni Poletti

Coordinatore Dottorato: prof. Gianni Braghieri Relatore: prof. Gianni Braghieri Correlatore: prof. Giovanni Leoni Settore scientifico disciplinare di afferenza: ICAR 14

Esame finale anno 2009 3

4

Indice Prefazione Introduzione

7 11

Terza parte Dalla memoria all’analogia Permanenza ed evoluzione

Prima parte L’autobiografia in forma di progetto

Capitolo 9 Memoria

173

Capitolo 1 L’autobiografia. Storia, forme, problemi e modelli. Orizzonti teorici, orizzonti storici 19

Capitolo 10 Analogia

181

Capitolo 11 Permanenza

195

Postfazione

201

Appendice

205

Autobiografia scientifica: indice analitico dei temi e degli argomenti

219

Autobiografia scientifica: Indice analitico dei luoghi

231

Autobiografia scientifica: Indice analitico delle opere

235

Bibliografia

237

Capitolo 2 La legittimazione del discorso (auto)biografico Rossi ai confini della letteratura Capitolo 3 L’autorità della scrittura Rossi, Dante, Planck Capitolo 4 Strutture e intrecci, luoghi, tempi, confini L’Autobiografia scientifica come macchina della memoria

39

63

75

Seconda parte Scrittura come progetto Capitolo 5 Autobiografia scritta – Autobiografia disegnata I nodi della rappresentazione e della scrittura 111 Capitolo 6 Il di-segno di Aldo Rossi

129

Capitolo 7 Guardare, vedere, osservare

155

Capitolo 8 Il teatro

161

5

6

Prefazione

Il processo, per sua propria natura, tende a proiettare indietro, ad allargare indefinitamente i confini

C’è un quadro di Klee che si intitola Angelus Novus. Vi si

del campo di ricerca. Occorre tuttavia, determinare

trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca

limiti, confini, ambiti entro i quali indagare nella con-

aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo

sapevolezza di aver centrato un possibile obiettivo.

aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula

La ricerca adotta quindi una sorta di prospettiva

senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli

rovescia: dal particolare al generale. Analizzando

vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infran-

l’Autobiografia scientifica di Aldo Rossi si tenta di

to. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui nel

ricostruire ovvero di dare corpo a quella particolare modalità espressiva che vede nella scrittura – la scrittura autobiografica dell’autore - mediata e mo-

cielo. Ciò che chiamiamo progresso è questa tempesta1.

dulata secondo una precisa volontà autoriale, una Ogni storia è inevitabilmente condizionata dal modo

metafora del progetto di architettura.

di ‘guardare’, dalla particolare prospettiva che presiede l’atto dell’osservare e descrivere, ed è impossibile scrivere la ‘storia’, così come è impossibile fare architettura valida in assoluto. Probabilmente uno dei primi compiti da affrontare, accingendosi a trattare il tema della ricerca – di una qualsiasi ricerca - consiste nello stabilire il suo punto d’inizio, individuare un campo ed un ambito di referenzialità a cui ricondurre i termini del lavoro: lo schema e le modalità di lettura presiedono e determinano i risultati. Quanto più scrupolosamente si ricerca il punto d’attacco del campo d’indagine, tanto più precisa ed esatta potrà essere la ricerca. Il rischio tuttavia è latente: quanto più si ricerca l’origine, tanto più lontano questa sembra trovarsi.

Come sostengono Manfredo Tafuri e Francesco Dal Co, nell’introduzione al volume Architettura contemporanea della serie di Storia universale dell’architettura edita per i tipi della casa editrice Electa2, la storia dell’architettura contemporanea possiede un duplice volto: da un lato essa è storia di una progressiva, oggettiva perdita di identità di una disciplina che aveva assunto, nel corso del periodo umanistico, un proprio preciso statuto, posto in crisi fra il XVIII e il XIX secolo; dall’altro è parimenti storia di una serie di sforzi soggettivi compiuti per recuperare – su basi nuove o quanto meno diverse – la struttura organizzativa del lavoro intellettuale dell’architetto nei confronti della costruzione dell’ambiente umano. La vicenda che si configura è tutt’altro che lineare: la

Manfredo Tafuri, Francesco Dal Co, Architettura contemporanea, Storia universale dell’architettura, Electa, Milano 1976, pp. 5 e segg.

2

Walter Benjamin, Angelus novus, Einaudi, Torino 1962, pp. 76-77. 1

7

stessa costruzione del concetto di movimento mo-

di due testi: L’architettura della città di Aldo Rossi

derno, quale tentativo di accreditare una collettiva e

e La costruzione logica dell’architettura di Giorgio

teleologica dottrina della nuova architettura, è frutto

Grassi.

di una fabula consolatoria ma inoperante.

Rossi pone in rilievo il ruolo fondamentale gioca-

L’origine del ‘moderno’ affonda le proprie radici – se

to dai ‘tipi’ edilizi permanenti nella determinazione

non addirittura nel Rinascimento – almeno, secon-

della struttura morfologica della forma urbana, così

do Kenneth Frampton, in quel momento verso la

come si sviluppa nel tempo. Nella consapevolezza

metà del XVIII secolo, in cui una nuova concezione

che la razionalità interessata manifesta la tendenza

della storia indusse gli architetti a mettere in discus-

ad appropriarsi e distorcere ogni significativo gesto

sione i canoni classici di Vitruvio e a documentare

culturale, Rossi ha strutturato la sua opera intorno

i resti del mondo antico, nell’ottica di stabilire una

ad elementi desunti dalla storia dell’architettura,

base più oggettiva su cui operare3. Questa crisi, uni-

storicizzati appunto, capaci di richiamare e tuttavia

tamente alle straordinarie innovazioni tecnologiche

trascendere i paradigmi razionali, benché arbitrari,

e costruttive che si susseguono incalzanti durante il

dell’illuminismo: la forma pura postulata nella se-

secolo, suggerisce che le condizioni necessarie per

conda metà del XVIII secolo da Piranesi, Ledoux,

lo statuto di una moderna architettura siano appar-

Boullée e Lequeu.

se in un certo determinato momento situato tra la

Rossi – sulla scorta delle tesi di Adolf Loos – rico-

sfida alla validità universale delle proposizioni vitru-

nosce che la maggior parte dei programmi moder-

viane, lanciata da Claude Perrault alla fine del XVII

ni sono strumenti inadatti per l’architettura: ciò ha

secolo, e la definitiva separazione tra architettura e

significato per lui affidarsi ad una cosiddetta archi-

ingegneria, che si fa generalmente risalire alla fon-

tettura analogica i cui riferimenti ed elementi sono

dazione nel 1747, dell’Ecole des Ponts et Chaus-

tratti dai linguaggi spontanei, intesi nel senso più

sées di Parigi.

ampio dell’espressione. Per questo Rossi tenta di sottrarsi alle chimere gemelle della modernità – la

Nell’ambito del movimento neorazionalista italiano,

logica positivistica e la fede cieca nel progresso –

la cosiddetta “Tendenza” rappresenta un chiaro ten-

ritornando sia alla tipologia edilizia, che alle forme

tativo di salvaguardare sia l’architettura che la città

costruttive della seconda metà del XIX secolo, ad

dall’invasione delle forze onnicomprensive del con-

un’arte combinatoria che gli permette di trarre dal

sumismo, dall’idea pervasiva di megalopoli. Il ritorno

‘repertorio’ della storia elementi fecondi per la rico-

ai ‘limiti’ dell’architettura muove dalla pubblicazione

struzione dell’architettura. Con Rossi l’architettura intraprende una program-

Kenneth Frampton, Storia dell’architettura moderna, Zanichelli Editore, Bologna 1982. 3

8

matica ricerca del luogo ove la forma può riacqui-

stare l’uso del linguaggio. In questo Rossi possiede

rappresentare a pieno titolo la memoria collettiva.

un tratto in comune con Kahn: la volontà di rappre-

Rossi – in una visione assolutamente diacronica del

sentare una nostalgia. La sua architettura è testi-

tempo storico - rivendica la necessità e l’urgenza di

mone della scomparsa di un ordine logico del di-

riappropriarsi di un mestiere, di un sapere preciso e

scorso architettonico in coincidenza con l’affermarsi

specifico capace di ridefinire il ruolo che l’architetto

dell’universo borghese.

deve poter occupare nel suo proprio tempo. La sua

Rossi tuttavia non esprime un rimpianto per una

non è affatto una visone precostituita priva di fon-

condizione antecedente tale trasformazione, ma la

damenti e aprioristica; il ruolo dell’architetto è per

nostalgia per un ordine linguistico ancestrale. Rossi

Rossi non già quello di imporre un nuovo ipotetico

lotta – come Kahn – per esorcizzare la perdita del

modo di vita, né quello di determinare una cultu-

centro, ma non nutre speranze in ausili esterni: la

ra per il popolo, ma quello di rendere nuovamente

logica potrà nuovamente affermarsi solo nella misu-

disponibile a tutti e ovunque un’eredità culturale e

ra in cui il linguaggio ri-nascerà da un’aggregazio-

la sua possibilità di utilizzazione, per recuperare e

ne, continuamente variata, di poche parole restitu-

ritornare ad un ‘linguaggio’ comprensibile e pertanto

ite al loro proprio valore semantico originario. «[...]

condivisibile.

ripercorrere le cose o le impressioni, descrivere, o cercare un modo di descrivere»4. Una tale ricerca, quella di una comunicazione che non smarrisca il patrimonio delle memorie personali e collettive, rende complessa la ‘semplicità’ rossiana.

Seguendo il realismo che ha contraddistinto la figura e l’opera teorica e costruita di Aldo Rossi ci si può ricondurre alla specificità dell’architettura secondo la quale – per il maestro milanese – l’architettura medesima possiede da sempre la capacità di produrre forme tipiche, di portata generale e allo stesso tempo popolare, in grado di sintetizzare e

Aldo Rossi, Autobiografia scientifica, Nuova Pratiche Editrice, Milano 1999, p. 7.

4

9

10

Introduzione

può far coincidere quanto la Benedetti sostiene, a proposito della ridefinizione del ruolo dello scrittore,

A partire dallo studio e dal fascino subito dai gran-

all’ambito dell’architettura rossiana. Calvino vive ed

di cortili della sua patria, della sua terra, Rossi ap-

opera ereditando l’urgenza di una tale ridefinizione.

proda – seguendo le rotte di una geografia che è

Sul finire del XIX secolo, il crollo delle poetiche che

sintomo anche e soprattutto dei moti esistenziali

ha condotto la poesia e la scrittura in genere alle

dell’essere – ad altre costruzioni delle città della

soglie della modernità – consegnandole alla con-

Galizia e dell’Andalusia, scoprendo quanto intima-

temporaneità – determina il clima di cui Calvino si

mente presagiva, le correspondances (Baudelai-

nutre: in questa temperie agisce e crea. Per l’autri-

re) tra le persone, le «cose» e questi edifici – che

ce Calvino ha saputo cogliere e tradurre in una po-

pur appartenendo al loro tempo – rimandano alla

etica nuova lo spirito della modernità, trasformando

memoria di cose ‘altre’. Rossi scopre così il valore

in fatto esteticamente significativo la scelta coscien-

della memoria e dei luoghi: la tipologia del corral gli

te tra infiniti stili, nessuno dei quali esclude l’altro

riporta al senso del presente altre corti, già viste,

e cogliendo l’opportunità offerta dalla pluralità delle

vissute nelle case della vecchia Milano, ma anche

scritture.

nelle cascine della campagna lombarda e da questi paesaggi–luoghi, attraverso il ballatoio strettamente

Estendendo tale analisi al campo intellettuale ed ar-

legato alla corte – per una sorta di archetipica circo-

tistico dell’architettura, Aldo Rossi presenta una sin-

larità spazio-temporale – ritorna ai corrales siviglia-

golare ed assolutamente originale vicenda, del tutto

ni, in un continuo orbitare, rincorrersi e riconoscersi

analoga alla traiettoria disegnata da Calvino. Rossi,

delle architetture, al di là del tempo e dello spazio.

come Calvino, evoca ed utilizza, nelle proprie com-

Questa architettura ritrovata costituisce la parte

posizioni, parti architettoniche le più diverse tra loro,

fondante della nostra storia civile, ogni invenzio-

trasformandole – quasi trasmutandole – in qualcosa

ne gratuita e allontanata da questo nucleo, forma

di assolutamente nuovo ed originale, ma antico –

e funzione sono ormai identificate in se stessa, sia

ad un tempo – andando a fissare così i tratti di un

essa parte della campagna o della città come una

proprio ‘stile’ in grado di rappresentare non soltanto

profonda relazione di cose.

se stesso, ma un mondo.

Mutuando le considerazioni sviluppate da Carla

Con l’introduzione del metodo analogico e della ci-

Benedetti su Italo Calvino in Pasolini contro Calvi-

tazione, l’architettura assume per Rossi tutti i ca-

no, secondo un processo che utilizza la metonimia

ratteri e le prerogative di un Ars combinatoria. Se

quale strumento di traslitterazione disciplinare, si

nelle prime architetture l’analogia si alimenta del-

11

le differenze e degli scarti, un oggetto rimanda ad

poter costruire il futuro senza il passato, colmando

un altro in un sistema di relazioni sterminato, nelle

le distanze visibili o invisibili tra i diversi tempi della

ultime le analogie non si inseguono più, ma si at-

città e, dall’altra, a riscoprire il valore della memoria

traggono a ricomporre un mondo dove le cose si

e dei luoghi. In questo mondo sconfinato di oggetti,

contrappongono. Il piacere del gioco combinatorio,

Rossi si pone come colui che tenta – riuscendoci

il gusto della citazione, del frammento non sono mai

– di aprire una strada e riportare alla luce il testo

fini a se stessi, non sono mai compiacimento ed

nascosto, il racconto che non è ancora stato scritto

ingenua allegoria della realtà contemporanea, ma

ma che è stato affidato alla voce del tempo.

sono assunti come l’elemento che rende possibile l’esistere di altre costruzioni, di altri luoghi, di un’al-

Le architetture di Rossi sono della stessa natura

tra architettura e delle sue rinnovate basi teoriche.

delle fiabe, ma le fonti primigenie delle fiabe sono

Rossi matura la consapevolezza di dover rinunciare

archetipiche e mitologiche ad un tempo, variegate

a perseguire quei grandi disegni unitari che carat-

e mutevoli possedute nello stesso tempo dal genio

terizzano la prima metà del suo secolo e che con-

della ripetizione infinita e della infinita e circolare

vivono con un’illimitata fiducia nel sentiero in salita

metamorfosi. Così come le fiabe vivono e si nutro-

tracciato dal progresso. Comprende che la tensione

no dell’ambiguità di appartenere strettamente ad

di una ricerca che aspira pur sempre ad un’unità,

un luogo, pur essendo per loro natura migratorie,

sia pure ottenuta attraverso frammenti ricomposti,

le architetture di Rossi appartengono ad un tem-

non è affatto compromessa. L’aspirazione all’unità

po e ad un luogo capaci tuttavia di trascendere tali

resta, pur nell’ottica di un’eroica consapevolezza

coordinate per assurgere ad un livello superiore di

dell’impossibilità di raggiungerla, l’aspirazione più

appartenenza che non è più solamente vincolo ma-

alta a cui tendono le opere di Aldo Rossi in bilico sul

teriale.

baratro della più sfrenata ed incontrollata fantasia,

Viaggiando nel tempo e nello spazio – nelle culture

ma trattenute dalla briglia della ragione, utilizzando

– Rossi, attraverso i secoli ed i continenti, cattura

e inventando nuovi frammenti come parti visibili del-

nel circuito della propria narrazione citazioni, fram-

la nuova unità che essa stessa cerca.

menti, ricordi, impressioni, memorie che si riducono e si trasformano incessantemente.

Per Rossi le citazioni non sono nostalgiche né, tanto

La pluralità di forme e di edifici di cui si nutre l’opera

meno, consolatorie, al più servono a disvelare delle

di Rossi si estende naturalmente alla pluralità delle

affinità e dei legami, a fissare delle correspondan-

tecniche costruttive che compaiono nei suoi proget-

ces con i maestri che ci hanno preceduto: muovono

ti; i materiali più tradizionali, così come i materiali

essenzialmente, da una parte, contro l’illusione di

appartenenti alla consuetudine di un luogo, vengo-

12

no utilizzati accanto agli ultimi ritrovati dell’industria

come l’architettura non possa esimersi dal misurarsi

edilizia. Rossi, contro la mistificazione delle tecni-

con le stesse eterne questioni che da sempre ne

che, rivendica comunque la piena libertà di servirsi

hanno determinato la sopravvivenza.

di tutti i sistemi costruttivi a disposizione della co-

«Non esiste l’illimitato e puro ‘avvenire’ così come

struzione e della realizzazione dei suoi racconti ar-

non esiste niente che vada definitivamente ‘perdu-

chitettonici, sondando – progressivamente – le nuo-

to’. Nell’avvenire c’è il passato. L’antichità può spa-

ve e imprevedibili possibilità offerte dalle tecniche

rire dai nostri occhi ma non dal nostro sangue. Chi

stesse. Rossi è pienamente consapevole di come il

ha visto un anfiteatro romano, un tempio greco, una

progresso tecnologico abbia sovrastato l’architettu-

piramide egizia, o un utensile abbandonato dall’età

ra e assume questa realtà per tradurla e sperimen-

della pietra, sa che cosa ho in mente»1.

tarla in una nuova dimensione che avvicina l’attività

A partire da L’architettura della città, nell’osserva-

dell’architetto – inteso come artifex – a quella del

zione dei fenomeni urbani, Aldo Rossi trae la con-

regista teatrale e cinematografico.

sapevolezza che è assolutamente impossibile ed in

La costruzione è fatta di tempi così come il teatro

sé intimamente sbagliato voler stabilire qualsiasi si-

o il cinema vivono dei propri tempi, è fatta altre-

curezza all’educazione, che non sia quella di poche

sì di misura. Il problema della misura è per Rossi

regole semplici del mestiere e della costruzione.

fondamentale nell’architettura. Alla misura lineare

Con gli esiti de’ La città analoga Rossi avverte che

Rossi associa una complessità di livello superio-

gli studi urbani che lo hanno occupato nella prima

re; in particolare lo strumento del metro, il metro

fase del suo lavoro, devono generare uno stadio ul-

di legno ripiegato usato dai muratori, è condizione

teriore che vada oltre la semplice descrizione e la

imprescindibile per l’esistenza dell’architettura. Il

conoscenza.

metro custodisce inalterata l’astrazione di una con-

Per ammissione dello stesso Rossi, nell’Autobiogra-

venzione: è strumento e apparecchio, il più preciso

fia scientifica, l’osservazione delle cose è stata la

dell’architettura.

sua più importante educazione formale, restando la parte più trasmissibile dell’insegnamento dell’archi-

Proprio attraverso la materia e la costruzione Aldo

tettura, poi l’osservazione delle cose si è trasmutata

Rossi riscopre l’importanza del tempo. Controcor-

nella memoria di esse stesse. «Ora mi sembra di

rente ed in contrapposizione a taluni scenari neu-

vederle tutte disposte come utensili in bella fila; alli-

tri determinati da certa ‘architettura’ che giustifica

neate come un erbario, in un elenco, in un diziona-

la propria ragion d’essere, il proprio esistere, col semplice ricorso alle tecniche ed ai materiali più inJoseph Roth, Le Città Bianche, Adelphi, Milano 1987, p. 83.

1

novativi e tecnologicamente avanzati, Rossi ricorda

13

rio. Ma questo elenco tra immaginazione e memoria

L’idea assunta di ‘permanenza’ racchiude in sé,

non è mai neutrale, esso ritorna sempre su alcuni

etimologicamente, il senso duplice del ‘permane-

oggetti e ne costituisce anche la deformazione e in

re’, ma anche e soprattutto della ‘continuità’ inte-

qualche modo l’evoluzione»2.

sa come estensione ininterrotta nel tempo e nello

L’educazione al progetto, all’architettura di Aldo

spazio, priva di mutamenti sostanziali; continuità

Rossi è tutta qui, in queste parole chiare, semplici

intesa inoltre come successione – non necessaria-

tuttavia profonde quanto profondo è il tempo. Il suo

mente ininterrotta – di una tradizione di pensiero da

insegnamento non può essere frainteso se non a

un periodo ad un altro successivo, anche se non

costo di un’abdicazione alla stoltizia da parte di chi

contiguo. L’idea fondativa di continuo, da continu-

non ha capito la profonda natura della sua ricerca,

us, connesso con continere, ‘congiungere, tenere

né ha saputo comprendere intimamente il meccani-

insieme’ sottende l’ipotesi di una dimostrazione che

smo di formazione dell’opera e si è limitato a ripeter-

vede nella scrittura rossiana compresenti le modali-

ne le forme e le figure in maniera pedissequa.

tà dello ‘scritto’ e del ‘progetto’. Per Rossi la tradizione contiene in sé i germi etimo-

Sono proprio le sue architetture a mostrare e te-

logici della ‘trasmissione’, del ‘consegnare’ (traditio

stimoniare come la copia, la citazione possono

–onis, derivato da tradere)3 attraverso un’operazio-

egregiamente coesistere nell’invenzione di nuove

ne di comprensione, recupero e traslitterazione in

architetture e mantenere lo status di vera e propria

una nuova struttura sintattica, ma anche e soprat-

lezione viva e operante, a patto che non venga-

tutto di ‘tradire’ (trans –dare)4 per portare fuori, oltre,

no intese come un mondo di forme che una volta

dall’uso peggiorativo della parola nella tradizione

determinate valgano per sempre, privandole degli

evangelica nella quale il Cristo – Gesù – è “conse-

elementi dialettici consustanziali del modello origi-

gnato” e cioè “tradito” da Giuda.

nario, svilendo e banalizzando le smisurate potenzialità di una ricerca che alla meditazione sulle for-

«Ho iniziato queste note più di dieci anni fa e cer-

me dell’architettura e sui loro statuti persistenti deve

co di concluderle ora perché non diventino delle

aggiungere la singolarità della propria esperienza.

memorie»5.

Aldo Rossi ha saputo determinare un “punto di vista” diverso su cose già note, in grado di trasformar-

Aldo Rossi assume a fondamento della propria per-

le – anche le più banali.

Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli, Il dizionario della lingua italiana, Casa Editrice Felice Le Monnier, Firenze 1990. 4 Ibid. 5 Aldo Rossi, Autobiografia, cit., p. 7. 3

Aldo Rossi, Autobiografia scientifica, Nuova Pratiche Editrice, Milano 1999, p. 32.

2

14

sonale ricerca alcuni temi e ‘luoghi’ di indagine la

apparente rimanda tuttavia ad un ordine di carattere

cui frequentazione diuturna determina anche la co-

superiore il quale non può, in modo alcuno, aderire

erenza di un percorso assolutamente unitario e sin-

ad un metodo, ad una struttura logico-temporale, ad

golare: spazio, tempo, energia, naturalezza sono i

un impianto organico: fluisce come fluisce il pen-

cardini di una riflessione sull’architettura che fa del-

siero, il ricordo, l’arcana ed imprevedibile struttura

la sua personale ricerca uno degli esiti di maggiore

dell’emergere della memoria affidata ad una vera

significato della nostra contemporaneità. Su questa

e propria macchina della memoria. Raro, come rari

struttura mentale, su questi ‘luoghi’ si innestano poi

sono gli scritti autobiografici di Rossi, questo scritto,

temi ‘ossessivi’, che ricorrono con la periodicità di

che non è un ‘diario’, apre squarci biografici e poe-

un modulo elementare a contrassegnare i suoi di-

tici sempre sottesi dal pensiero coltivato verso l’ar-

versi esiti progettuali, oltre che le sue riflessioni te-

chitettura: evoluzione artistica e personale si fondo-

oriche: il mercato, il teatro, la villa, la torre, il silos, il

no in un continuum in cui l’esposizione della teoria

timpano, la banderuola.

architettonica, nella sua genesi, assume il fascino e la bellezza del racconto.

Rossi assume i modi ed i termini strutturali di una autobiografia, programmaticamente definita dall’au-

Chiudiamo questa Introduzione con la medesima

tore ‘scientifica’ per raccontare la propria architettu-

figura con la quale abbiamo aperto la Prefazione:

ra, il proprio mondo di riferimenti, le proprie origini;

l’Angelus novus di Klee come metafora del pensiero

«in discreto disordine»6. Richiamandosi all’omo-

di Aldo Rossi e della sua propensione etica alla vita

nima opera di Max Planck, Rossi evoca ricordi di

e all’architettura.

luoghi e cose abbandonate, frammenti di oggetti,

L’angelo kleeiano è sostanzialmente un’entità me-

forme, luci, gesti, sguardi, letture, citazioni di testi

diana, dibattuta e contrastata – potremmo dire

e di autori amati. Rossi non vuole esporre rigorosa-

come Rossi - tra l’aspirazione all’oltre, a ciò che va

mente, attraverso lo strumento del racconto auto-

al di là del mondano e del contingente, e l’attrazione

biografico, i principi della morfologia urbana, vuole

inevitabile – in quanto dotato di corpo – alla terra.

– al contrario – «ripercorrere le cose o le impressio-

Se però il suo corpo è limitato, la sua mente è for-

ni, descrivere, o cercare un modo di descrivere»7.

te e determinata a conoscere la verità; lacerando

Quella che Rossi adotta nella redazione dell’auto-

il velo che lo sguardo frappone fra sé, gli enti e la

biografia è una struttura aperta in cui il disordine

conoscenza pura di essi, vede l’essenza vera delle cose, scopre che ogni parte dell’universo, anche la più piccola, anche un punto privo di dimensione, in

Ivi, p. 79. 7 Ibid. 6

quanto parte della totalità è essa stessa totalità.

15

Come l’angelo, secondo Klee, anche il bambino è

za di cambiamento; il divenire e il ‘brutto’ implicano

capace di compiere il salto dal piano gnoseologi-

inevitabilmente la perfettibilità, la costante tensione

co al piano ontologico: nel gioco egli trasforma gli

all’altro da sé, ma anche alla verità del proprio es-

oggetti in ciò che vuole solo nominandoli, o meglio

sere.

gli oggetti possono essere qualsiasi cosa, indipendentemente da qualsiasi regola. Per il bambino non esiste l’hic et nunc, tutto, lui compreso, può essere ovunque e in ogni momento, ed essere altro ancora da sé, al di là di qualsiasi determinazione. In virtù di tale considerazione sembra assumere fondamentale rilievo il fatto che tutti gli angeli di Klee siano raffigurati come li raffigurerebbe un bambino: con semplici linee imprecise l’autore disegna la loro essenza imprecisa; con semplici linee tratteggia una sagoma informe, quella di un angelo che è in formazione e trasformazione ad un tempo. Con semplici linee schematiche, prive di specificazioni, prive di inutili aggiunte, Klee rappresenta un angelo che è simbolo dell’universale essenza tragicomica, idea e archetipo del paradosso, della convivenza e della lotta degli opposti, della medianità, dell’essere-ponte tra due dimensioni, tra Paradiso e Inferno, Luce e Tenebre, onnipotenza e impotenza, essere e non-essere ancora. L’angelo-bambino di Klee, appunto perché come un bambino sa vedere il mondo, ne sa scoprire i segreti nascosti e come un bambino sta per diventare un altro. In questo suo essere in continuo movimento, in viaggio verso un’altra dimensione, l’angelo incarna perfettamente l’ideale kleeiano della superiorità del divenire sull’essere, del ‘brutto’ sul ‘bello’. L’essere e il ‘bello’ implicano stasi, immobilità, assen-

16

Prima parte L’autobiografia in forma di progetto

17

18

Capitolo 1

lare di genere fin quando non si riesca a distinguere

L’autobiografia. Storia, forme, problemi e modelli

un gruppo distinto di scritti in base a certe caratte-

Orizzonti teorici, orizzonti storici

ristiche stabilite convenzionalmente. È un fatto assodato che tutti gli scritti anteriori alla fine del XVIII

Se il termine «biografia» è di origine greca, risale

secolo che oggi troviamo citati negli studi sull’au-

infatti alla tarda antichità la parola biographía, com-

tobiografia appartenevano, all’epoca in cui furono

posta di bíos ‘vita’ e –graphía ‘grafia’, il termine «au-

composti, a tradizioni specifiche, a nuclei generici

tobiografia» è un’invenzione lessicale recente. Un

diversi, seppur individuati, confessioni, res gestae,

anonimo articolista della «Monthly Review», forse

vite dei filosofi, apologie, ricordanze, consolazioni,

William Taylor, nell’Inghilterra del 1797 recensen-

ecc., che hanno finito poi per confluire in un unico

do un libro di Isaac D’Israeli nel quale compariva

grande filone. Tuttavia non bisogna dimenticare che

la parola «self-biography», pose in dubbio la legitti-

anche quando l’opera, per una originale e innovatri-

mità del vocabolo, incerto se convenisse sostituirlo

ce contaminazione di diverse tradizioni precedenti,

con il «pedante» «autobiography». Solo dal 1826

si distaccava dal panorama contemporaneo, il salto

il termine viene usato sistematicamente. Dunque è

di qualità non era facilmente percepibile, giacché

a cavallo tra Sette e Ottocento che si comincia ad

doveva ancora formarsi la tradizione in base alla

avvertire in Europa l’istanza e la conseguente esi-

quale un pubblico futuro sarebbe stato in grado di

genza di una innovazione terminologica, che renda

comprenderne la natura e apprezzarne la funzione

finalmente conto di un «genere» nuovo.

anticipatrice di modello. Classico esempio sono le Confessiones di Sant’Ago-

Proprio ‘nuovo’, a dire il vero, il genere non era;

stino, per trovare una pallida imitazione delle quali

nuova è piuttosto l’attenzione che si presta ad «un

bisognerà aspettare il Medio Evo e con esso Ra-

certo tipo di scritti», accorpandoli in base a deter-

terio da Verona, o addirittura l’epoca moderna per

minate caratteristiche. Da sempre – l’osservazione

averne una ripresa secolarizzata tanto consapevole

è fin troppo ovvia – l’espressione umana è stata

quanto feconda di conseguenze nelle Confessions

«autobiografica», fenomeno che Georg Misch defi-

di Rousseau.

nisce ironicamente «naturale, umano, forse troppo

La parola «genere» pone tuttavia un atro problema

umano»1.

in quanto rimanda al concetto di «letterario» al qua-

Ovviamente filologicamente non si può ancora pa-

le è comunemente, e forse a torto, associata. Prescindendo ora la questione nei suoi termini generali,

1 La citazione è ripresa da Franco D’Intino, L’autobiografia moderna. Storia Forme Problemi, Bulzoni Editore, Roma 2003, p. 16.

sarà necessario tener conto della posizione instabile che anche gli scritti autobiografici, esattamente

19

come quelli storici, occupano all’interno del campo

gio alla fase moderna del genere.

«letterario»; le Confessiones di Sant’Agostino che

Significativa la cesura all’interno dell’Autobiogra-

siano apparse ai contemporanei come il trattato che

phy di Benjamin Franklin: mentre la prima sezione

sanciva la definitiva sconfitta di una ideologia (ma-

– composta nel 1771 – si rivolge al figlio, le succes-

nichea) o come il resoconto di una crisi spirituale

sive sono scritte anni dopo (1784-1788) al cospet-

personale, sono sapientemente modulate secondo

to ideale di un vasto pubblico di lettori. Alla consa-

precisi schemi retorici, e dunque certamente inscrit-

pevolezza critica testimoniata dalla coniazione del

te in un orizzonte letterario. Come opera di alta ora-

termine si accompagna dunque la consapevolezza

toria sono state lette anche in seguito, da Petrarca

dell’autore che guarda ora alla propria opera come

fino ad oggi.

a un fatto letterario ed anche – in certi casi – come

La storia del genere, anzi, sembra essere in larga

a un prodotto che è possibile vendere.

parte sotterranea e segreta. Così è di tutta la tradi-

Tuttavia il problema di questa prima fase è la confu-

zione italiana – ma non solo – dei Libri di famiglia,

sione con le opere biografiche.

uno dei sottogeneri più diffusi e meno noti. Così è

Se fino al XVIII-XIX secolo i titoli rimandano con una

delle moltissime autobiografie dettate da mistiche o

certa precisione a un determinato sotto-genere, res

religiose o prodotte all’interno delle sètte protestan-

gestae, commentarii, confessioni, de libris propriis,

ti e dunque circolanti in ambiti ristretti; lunghissimo

apologia, ricordi, rimembranze, memorie con varie

sarebbe l’elenco dei testi scritti e dimenticati per se-

aggiunte, nel periodo aureo del genere (fine XVIII,

coli, antichi medioevali, rinascimentali e moderni. In

inizio XIX secolo) si riesumano titoli tradizionali

Italia, scrive Guglielminetti, fino a Muratori, Gianno-

(Confessioni), se ne coniano di specifici (Lebensge-

ne e Vico, l’autobiografia è un genere «sotterraneo

schichte), se ne inventano di nuovi assolutamente

e larvale, noto solo a chi lo coltiva»2.

individuali (Dichtung und Wahrheit). Il problema diventa allora la distinzione dell’autobiografico dal

Solo tra Sei e Settecento – grazie alla diffusione su

romanzo. Molto spesso i titoli sono intercambiabi-

larga scala dei materiali (auto)biografici, resa pos-

li, indizio di una profonda incertezza sullo statuto

sibile dall’attenzione della stampa - avviene quello

dell’opera: Stendhal chiama la Vie de Henry Brulard

slittamento dall’udienza privata all’udienza pubblica

(Vita di Henry Brulard), caratterizzata come finzione

(o meglio alla letteratura) che caratterizza il passag-

dal nome del protagonista, di volta in volta «Mémoires» e «Confessions»3.

Marziano Guglielminetti, L’autobiografia: aggiornamenti critici, in La memoria i lumi la storia (Materiali della Società italiana di Studi sul secolo XVIII), Roma 1987, p. 17. La citazione è ripresa da Franco D’Intino, L’autobiografia, cit. p. 17.

2

20

Stendhal, Vita di Henry Brulard Ricordi d’egotismo, gli Adelphi, Adelphi Edizioni, Milano 1997. 3

Nasce e si evidenzia sempre più un problema di

ropea», che presuppone una più o meno esplicita

identità del «genere» stesso fatta eccezione per la

valorizzazione dell’apporto cristiano. Si arriva così

letteratura di stampo anglosassone; ancora oggi i

ad affermare che l’autobiografia sarebbe la più ge-

testi autobiografici non trovano nelle librerie – ec-

nuina espressione della cultura europea nel suo in-

cettuate forse quelle inglesi – una precisa colloca-

sieme, non essendo peculiare di nessuna singola

zione.

nazione in particolare. I rappresentanti di quello che è stato chiamato «egocentrismo culturale» tendono

È degli ultimi anni il ritorno alla originaria indistinzio-

a far notare che le autobiografie non europee sono

ne tra biografia e autobiografia con un fiorire di for-

poche, e comunque testimoniano il determinante

me miste ed ibride che si avvalgono di sempre nuo-

influsso culturale dell’Occidente su civiltà di per sé

ve, ma a volte vecchie, ambigue etichette: «récits

aliene da questo tipo di attività «riflessiva».

de vie», «testimonianze», «descrizioni», ecc. Non

In realtà le cose non sono così semplici: se di premi-

solamente, anche in campo critico si mette sempre

nenza si deve parlare, questa spetterebbe piuttosto

più l’accento sul termine bios (vita), relegando sullo

all’Oriente, per lo meno il Medio Oriente. Presso gli

sfondo l’eventuale riflessività dell’atto della scrittu-

Egiziani e gli Assiro-Babilonesi troviamo già a parti-

ra; d’altra parte il termine «autobiografia» al pari di

re dal III millennio una massa di documenti autobio-

«biografia» è sempre più spesso adoperato per inti-

grafici (oltretutto in prima persona) che – a parere

tolare raccolte di documenti e testimonianze riguar-

di molti – eguaglierebbe la produzione occidentale

danti un’epoca, un movimento, una collettività, ecc.

premoderna.

Tutto questo in Europa e in America. E altrove? È opinione diffusa che il fenomeno autobiografico

Molti studiosi – trascurando tutto il patrimonio au-

debba essere circoscritto, prima che nel tempo, nel-

tobiografico della classicità – indicano il capostipi-

lo spazio; secondo molta parte della critica più ag-

te del genere nelle Confessiones di Sant’Agostino.

giornata l’autobiografia, ma più in generale la pro-

Sul limine tra orizzonte ‘divino’ ed orizzonte umano,

pensione e la tendenza all’autoriflessione, sarebbe

adoperando una forma «autobiografica» già spe-

caratteristica tipicamente occidentale. A volte tale

rimentata nell’antichità, in particolare da Apuleio,

prospettiva si appoggia su una tesi storiografica più

Agostino ne trasformerebbe il significato innestan-

complessa, che mette in luce il carattere borghese

dola sul ceppo della cultura cristiana, imprimendo

– e dunque occidentale – del genere, o considera

in tal modo una svolta al discorso su di sé. Enor-

il suo moderno rigoglio e la sua definitiva identità

me è stata l’influenza del Cristianesimo sul genere

come un portato dello storicismo. Più spesso, però,

autobiografico, in particolar modo nel rivendicare

c’è un riferimento vago al concetto di «civiltà eu-

l’uguaglianza di tutte le anime dinnanzi a Dio e il va-

21

lore intrinseco e supremo di ogni esistenza umana

L’ipotesi dell’inaugurazione agostiniana del genere

a prescindere dalla condizione mondana, nell’orien-

è suggestiva anche in virtù della ripresa del titolo

tare verso l’analisi interiore il discorso su di sé, nel

tout court da parte di Rousseau, anche se un si-

forgiare una concezione della vita come processo

mile accostamento può trarre in inganno. Definire

dinamico e drammatico, soggetto a modificazioni e

pertanto esattamente il significato del termine può

sviluppi, nella formazione di un senso storico esca-

aiutarci a comprendere quanto la moderna autobio-

tologico lineare e non già più circolare.

grafia debba a Sant’Agostino e, più in generale, al

Seguendo l’esortazione di San Paolo, Agostino ha

Cristianesimo.

scrutato per primo in una lunga narrazione in pro-

«Confessio» (da «confiteri») nel latino ecclesiasti-

sa la propria anima, lo precede in un certo senso

co indica tre diversi concetti: 1) la professione di

Gregorio Nazianzeno, nei versi del Carmen de vita

fede dei martiri cristiani davanti al tribunale, 2) la

sua, 381-389, aprendo all’autobiografia la via mae-

disciplina penitenziale, 3) la lode che si eleva al Si-

stra dell’interiorità, in contrapposizione alla tenden-

gnore per una colpa perdonata; il nesso stringente

za dominante nel mondo antico a considerare l’io

tra confessione, perdono e lode si trova nel salmo-

sempre e solo in relazione circolare alle cose e al

sacrificio.

mondo. Nell’antichità l’io si realizza ed esprime senza resi-

Tre generi classici diversi, secondo Max Zepf,

dui in una esteriorità «oggettiva», in un cosmos in-

avrebbero determinato la confluenza nel racconto

teramente comprensibile razionalmente, atti, detti,

autobiografico: l’innologia con la tradizionale invo-

ruoli, funzioni; con poche eccezioni.

cazione al Dio, di origine pagana; l’aretalogia che

È col Cristianesimo che l’accento si sposta definiti-

consiste in piccoli componimenti poetici destinati

vamente sul rapporto individuale e segreto tra ogni

a perpetuare la memoria di una grazia (atto di vir-

singola anima e Dio. Di qui un impulso all’autosser-

tus, arete) stesi da sacerdoti o dai diretti interessati

vazione, al ripiegamento su di sé a scopo di cono-

presso gli antichi santuari; gli scritti penitenziali in

scenza e perfezionamento spirituale; all’origine di

cui si ringrazia il Dio per una punizione esempla-

questa rivoluzione sarebbe proprio la «confessio

re (malattia, prova) grazie alla quale è avvenuta la

peccati» in occasione della quale la coscienza si

conversione.

indaga per poter essere degna di accogliere il Si-

Le Confessiones sono indubbiamente la prima ope-

gnore: «Ognuno, dunque, esamini se stesso, e così

ra che amalgama gli elementi sparsi della tradizione

mangi di quel pane e beva del calice; perché chi mangia e beve, senza discernere il Corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna»4.

22

San Paolo, Prima lettera ai Corinti, XI, 28, in La Sacra Bibbia Traduzione dei testi originali, Edizioni Paoline, Roma 1968, p. 1274.

4

cristiana e pagana nella compiuta storia di una vita

protestanti) e quelle del Rinascimento laico, fino alla

dall’infanzia fino al presente in forma distesamente

settecentesca secolarizzazione della cultura cristia-

narrativa; in questo senso veramente non rientra-

na, a quella mutazione che trasforma l’«anima» in

no in un quadro preesistente, costituendo il primo

«psiche», o «the soul» in «self» secondo la visione

grande modello autobiografico di quella concezio-

di John N. Morris.

ne della storia, umana e terrena insieme, in cui una

Se dopo aver chiuso le Confessiones, leggiamo

connessione «verticale» tra la singola anima e Dio

l’esordio delle Confessions di Rousseau, ci tro-

sostituisce la connessione «temporale-orizzontale

viamo di fronte ad una completa riformulazione

e causale dei fatti».

dei rapporti tra autore e destinatario che misura il

Grazie a questa nuova concezione diviene possibi-

progresso compiuto dall’autonomia del soggetto

le per l’individuo vedersi e raccontare se stesso al

nell’ambito della concezione cristiana secolarizzata

di fuori degli ordinamenti mondani e sociali e assu-

della storia. Jean-Jacques Rousseau chiama Dio

mersi la responsabilità di una lunga narrazione che

a testimone muto del suo monologo, lo obbliga ad

riguardi la propria vita, producendo una nuova im-

ascoltare quanto egli stesso ha da dire; Dio è tratta-

magine di sé e un’originale versione del significato

to alla stessa stregua del lettore, lettore tra gli altri.

delle proprie esperienze.

La «confessione» non è più una lode, ma un’apolo-

Agostino non è solo con se stesso. Il suo non è un

gia di un soggetto che si proclama – il tono è ine-

monologo, ma un dialogo con Dio, un dialogo con-

quivocabile – indipendente da qualunque autorità:

tinuo, una confessione continua in cui confessa: «E

«Suoni pure, quando vorrà, la tromba del giudizio

tuttavia lascia che parli alla tua misericordia, io, ter-

finale: io mi presenterò al giudice supremo con que-

ra e cenere, ma lascia che parli, ché alla tua miseri-

sto libro tra le mani, gli dirò fieramente: ‘Ecco che

cordia mi rivolgo, non ad un uomo pronto a ridere di

cosa ho fatto, che cosa ho pensato, che cosa fui’»7.

me»5; «Credo, per questo parlo»6.

Una simile trasformazione dell’attitudine confessio-

Occorre tuttavia seguire il lento liberarsi della sog-

nale non si spiega se si rimane all’interno della tra-

gezione del soggetto (Agostino) dal suo giudice so-

dizione cristiana, o almeno di quella cattolica.

vrannaturale (Dio), attraverso le esperienze religiose medioevali e poi rinascimentali (sia cattoliche che

D’altra parate la prima grande produzione di massa di testi autobiografici si verifica, nel secolo XVII, in seguito all’impulso dato all’autoanalisi dal diffonder-

Sant’Agostino, Le Confessioni, introduzione di Christine Mohrmann, traduzione di Carlo Vitali, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 2006, p. 59. 6 Ibid. Sant’Agostino riprende la citazione dal Salmo CXV, 10 ripreso a sua volta da San Paolo nella Seconda lettera ai Corinti, IV, 13. 5

7 Jean-Jaques Rousseau, Les confessiones, Paris, Gallimard, 1973 (trad. it., Le confessioni, Einaudi, Torino 1978), p. 7.

23

si della Riforma, soprattutto in Inghilterra e in Ger-

stante, non solo in Germania: in Inghilterra Gibbon,

mania; c’è chi si è chiesto se sia un caso che molti

in America tutta la tradizione autobiografica, a par-

tratti psicologici caratteristici di quella che sarà poi

tire da Franklin almeno fino ad Adams, in Francia

la «mentalità protestante» si possono far risalire

Rousseau.

proprio a Sant’Agostino. L’innovazione che produce il salto verso una più libera e spregiudicata osser-

Più complesso il discorso sul ruolo della tradizione

vazione del proprio io e della propria storia è la dot-

autobiografica cattolica e mistica, maschile e so-

trina della grazia, che origina il bisogno psicologico

prattutto femminile. Un primo problema è la man-

di rintracciare in sé i segni di una predestinazione

canza di dati. Se i testi dei grandi mistici (Heinrich

certa; il risultato è un’attenzione maniacale e me-

Seuse, ca. 1295-1366; Caterina da Siena, 1347-

todica per tutti i sintomi che possano testimoniare

1380; Margery Kempe, ca. 1373-ca. 1440; Teresa

l’operare della grazia e per quelli, al contrario, che

D’Avila, 1515-1582) sono stati abbondantemente

rivelino la tentazione demoniaca.

studiati, solo recentemente la storiografia ha comin-

Questa attitudine per l’analisi continua e ravvicina-

ciato a scavare negli archivi ecclesiastici, e dai primi

ta di tutti i successivi stati dell’animo apre inoltre la

sondaggi non risulta che la produzione cattolica sia

strada al concetto di sviluppo psicologico: questi i

inferiore, per quantità, a quella protestante. Certa-

presupposti indispensabili al libero esame di sé che

mente il legame con il genere autobiografico seco-

è alla base dell’impulso autobiografico moderno.

larizzato moderno è meno ovvio: il tema ossessivo

Un altro apporto fondamentale del protestantesimo

della scrittura mistica è l’amore e la forma preva-

è poi la spinta formidabile ad esprimersi per iscritto

lente della scrittura la visione il che ha contribuito

per poi dare alle stampe il proprio testo: l’autoana-

ad isolare, piuttosto che a diffondere, questi testi

lisi si compirà ad un certo punto al cospetto di un

che si confrontano con qualcosa di inenarrabile, di

pubblico, reale o immaginario, che deve raccogliere

sostanzialmente indicibile, e, non dimentichiamolo,

le esperienze trascritte, approvare, giustificare, ap-

di pericoloso per la salda stabilità delle istituzioni

prendere. Il rapporto che si instaura di volta in volta

costituite. Per di più, in netta maggioranza gli ‘autori’

tra chi scrive e chi legge diventa decisivo.

di opere mistiche sono donne, e più precisamente monache soggette, per quanto in alcuni casi cele-

Soltanto nel tardo Settecento l’atteggiamento spi-

bri e potenti, a un’autorità istituzionale (maschile)

rituale protestante diventerà progressivamente un

che vedeva in loro un pericolo spirituale, ma anche

guscio vuoto, una forma senza contenuto religioso,

mondano e concreto, in quanto capaci di «sollecita-

ed è significativo che gran parte degli archetipi au-

zione ad turpia»: un famoso delitto inquisitoriale più

tobiografici moderni siano maturati in clima prote-

che un aiuto per la lotta nella fede.

24

Il legame con l’autorità ecclesiastica è, nel caso dei

tre atti essenziali del futuro genere secolarizzato:

mistici, molto vincolante; il vincolo stesso è nella

in primo luogo l’accento posto sulla registrazione

maggior parte dei casi imposto più che accettato,

dettagliata di eventi e sentimenti; in secondo luogo

ed è comunque difficile stabilire fino a che punto

l’importanza del peccato e della tentazione - «uti-

l’impulso autobiografico non coincida piuttosto con

lissimi» perché mettono il penitente sulla via della

un atto di obbedienza. Molti testi mistici nascono

redenzione – che possono così diventare materia

su sollecitazione e sotto il diretto controllo di con-

narrativa, come esemplarmente nell’autobiografia

siglieri spirituali e nella maggior parte dei casi non

romantica; infine l’importanza delle stesso proces-

risulta sempre sufficientemente chiaro a chi debba

so di elaborazione – compiuto insieme al confes-

essere attribuita la parola scritta: «esaminate se ciò

sore – e di scrittura. «La scrittura era l’esito inevi-

che scrivo sia conforme alla verità della nostra san-

tabile di quella pratica dell’esame di coscienza: al

ta fede cattolica, e in caso contrario datelo subito

posto dei meccanismi mnemonici fondati sulla ra-

alle fiamme»8 scrive Santa Teresa D’Avila nella sua

pida scansione dei comandamenti e dei peccati,

Vita.

subentrava uno sforzo di approfondimento in una materia che neppure le arti della memoria potevano

Una considerazione a parte, tuttavia, va fatta per la

più controllare»10. La stessa «pratica degli Esercizi

cultura cattolica di matrice gesuita. Nella Compa-

spirituali ignaziani portava per sua natura al ricorso

gnia di Gesù la ‘confessione generale’ deteneva un

alla scrittura nell’esame di coscienza»e la confes-

ruolo decisivo: essa segnava il passaggio dall’abie-

sione «sconfinava nell’autobiografia»11.

zione al desiderio di riscatto, «dalla cognizione di se stessi alla vittoria sui propri istinti colpevoli»9. Il

Se gran parte degli studiosi individua nelle Confes-

punto che ci interessa è proprio l’accento posto su

siones di Agostino la prima «vera» autobiografia, o

una metodica e dettagliata autoanalisi psicologica.

mette l’accento sulla pratica (auto)biografica diffusa

Non solo l’autoanalisi dettagliata, ma anche la ne-

presso le sètte protestanti, all’origine di quello che

cessità di ripercorrere ogni volta di nuovo «il percor-

è stato definito da Michael Mascuch l’«individualist

so di perfezione» dall’inizio (l’abiezione) alla fine (il

self», altri pongono piuttosto l’accento sulla fioritura

riscatto). Questa pratica della confessione implica

quattro-cinquecentesca della coscienza individuale come presupposto di una matura attitudine autobiografica che si esprimerebbe già nei testi di Cellini,

Teresa D’Avila, Vida de Santa Teresa, in Obras completas, Editorial Católica, Madrid 1986, (trad. it., Vita, Rizzoli, Milano 1962), p. 73. 9 Adriano Prosperi, Diari femminili e discernimento degli spiriti: le mistiche della prima età moderna in Italia, in «Dimensioni e problemi della ricerca storica», 2, 1994, p. 78. 8

10 11

Adriano Prosperi, Tribunali, cit., p. 501 Ivi, pp. 501-502.

25

Cardano e Montaigne. In altre parole il Rinascimen-

mori; e La Vita sembra illustrare in maniera asso-

to si presenterebbe caratterizzato – per quanto ri-

lutamente coerente le massime albertiane dei Libri

guarda il genere autobiografico – da impulsi all’au-

della famiglia: «L’uomo può ciò che vuole», «Solo è

tonomia, da una peculiare unicità e da profondi moti

sanza virtù chi nulla vuole», «Tiene gioco la fortuna

di cambiamento.

solo a chi se gli sottomette». Anche Dio – per Cel-

Tutte e tre le opere rispettivamente di Benvenuto

lini – è sempre dalla sua parte (La Vita, p. 436), in

Cellini, Gerolamo Cardano, e Michel Montaigne –

una posizione ‘subordinata’ di testimone e garante

sorvoliamo qui il problema se gli Essais siano o no

della umana «virtù» quanto mai simile a quella che

una «vera e propria» autobiografia - si collocano anzi

si ritroverà in Rousseau; questa emancipazione lai-

decisamente per ispirazione, struttura e contenuti al

ca dall’autorità divina anticipa la secolarizzazione

di fuori di ogni tradizione religiosa documentando in-

dell’autobiografia di due secoli esatti.

vece quello che si è soliti chiamare, con Burckhardt, «sviluppo della personalità indipendente»12.

Quella di Gerolamo Cardano, invece, non è una

Quell’affrancamento dall’autorità che nella tradizio-

«storia». Una «breve narrazione della sua vita dal

ne autobiografica di origine religiosa sia cattolica sia

suo inizio fino ad oggi, fine ottobre 1575» ce la for-

protestante si compie definitivamente soltanto nel

nisce, nel capitolo IV, per non pensarci più.

XVIII secolo, qui si realizza d’un colpo. Nel Medio

Per il resto è impegnato a sezionare ogni singolo

Evo, secondo Burckhardt, «l’uomo non aveva valo-

aspetto della sua personalità: gusti e predilezioni,

re se non come membro di una famiglia, di un popo-

virtù e difetti, malattie e sentimenti, gesti e passa-

lo, di un partito, di una corporazione, di una razza o

tempi senza un ordine preciso, ogni dettaglio del-

di un’altra qualsiasi collettività»13; solo col Rinasci-

la sua vita, ogni particolare che si riferisce alla sua

mento, in Italia, «l’uomo si trasforma nell’individuo

persona è degno di essere trattato.

spirituale e come tale si afferma»14 imponendo al

Cardano non ha paura di «essere e di apparire di-

mondo una personalità unitaria e soprattutto unica,

verso dagli altri», come scrive, ancora una volta

diversa da tutte le altre.

Burckhardt, dell’uomo rinascimentale; il De propria

Una «natura così energica e sviluppata»15 può per-

vita potrebbe anzi leggersi come un catalogo del-

mettersi di «uscire al mondo addosso»16 senza ti-

le peculiarità che distinguono Gerolamo dal resto dell’umanità. Cardano, nello scrivere di sé, non abbandona gli abiti dello scienziato; procede ana-

Jacob Burckhardt, La civiltà del Rinascimento in Italia, Sansoni, Firenze 1968, p. 126. 13 Ibid. 14 Ibid. 15 Benvenuto Cellini, La Vita, Einaudi, Torino 1982, p. 144. 16 Ibid. 12

26

liticamente; poco si preoccupa di rintracciare un nesso comune ai tratti caratteristici che viene accumulando; non gli interessa delineare uno sviluppo,

interpretare la sua vita secondo un disegno unitario

tempo, del cambiamento. Se in un primo momento

e tanto meno iscriverla in una prospettiva escatolo-

la scoperta del «cambiamento», assente nei ritrat-

gica. La concezione e la forma sono, nel panorama

ti statici di Cellini e Cardano, inibisce il coagularsi

«generico» contemporaneo, molto originali.

degli attimi slegati di una «storia», essa contribuirà, per parte laica, al formarsi del concetto settecente-

Con Montaigne lo «spazio umano» ottiene la sua

sco di sviluppo, che farà del «passage» degli Essais

formulazione più rigorosa e consapevole: non c’è

(«Non descrivo l’essere. Descrivo il passaggio»19)

altro valore al di fuori dell’esperienza.

una tappa di spostamento all’interno di un percorso

La più alta libertà di giudizio sancisce il crollo di

orientato: «Io voglio riprodurre il corso dei miei umo-

ogni autorità costituita, di ogni modello aprioristico.

ri [...] (les progrès de mes humeurs)»20.

Montaigne rinuncia sia alla fiducia degli Antichi nella eterna identità della storia, sia alla fiducia cristiana

Gran parte della critica identifica nell’ultimo terzo del

nella salvezza finale.

XVIII secolo e negli inizi del XIX una fase centrale

La scrittura diventa una ricerca (essai) e una sco-

della storia dell’autobiografia, la sua nascita o il suo

perta, perché «se la mia anima potesse stabilizzar-

apogeo. In altre parole il Seicento ed il Settecento

si (prendre pied), non mi saggerei, mi risolverei»17.

sarebbero il tempo dello sviluppo più compiuto del

L’individuo scopre sé e il mondo mettendosi in di-

genere. È certo che in questo periodo si concentra-

scussione, il soggetto si modifica di istante in istan-

no alcuni tra i testi esemplari del “genere”. Nel 1770

te, tracciare una storia è impossibile: «Io non posso

porta a termine le sue Confessions Jean-Jaques

fissare il mio oggetto. Esso procede incerto e vacil-

Rousseau, da molti considerato il padre del genere;

lante (trouble et chancelant), per una naturale ebrez-

le Confessions esercitano effettivamente una fun-

za». Anche l’io che scrive si modifica: «Bisogna che

zione di stimolo – secondo Georges Gusdorf – alla

adatti la descrizione al momento (mon histoire à

scrittura autobiografica. La lista di autori che furono

l’heure). Potrei cambiare da un momento all’altro,

probabilmente influenzati da Rousseau è lunga e si-

non solo per caso, ma anche per intenzione»18.

gnificativa; comprende almeno Restif de la Breton-

Diversità da se stessi, dunque, e non già e non più

ne, Marmontel, M.me Roland, Casanova e Alfieri,

dagli altri. L’individuo autonomo di Cellini e quello

Goldoni, Gozzi, Gibbon, ecc. È comunque signifi-

unico di Cardano si arricchiscono del senso del

cativo che molti autori vogliano far credere di non essere stati influenzati o che addirittura rivendichino

17 Michel Montaigne (de), Essais, a cura di P. Michel, Gallimard, Paris 1965, (trad. it. Mondadori Saggi, Milano 1970), III, 2. 18 Ibid.

19 20

Ibid. Ivi, II, 37.

27

una falsa priorità, retrodatando l’idea di scrivere le

è preparato da due secoli di riflessioni scientifiche,

proprie memorie. Nel 1777 Hume compone la sua

filosofiche e storiche insieme. In questi due secoli

Life; J. H. Jung-Stilling la sua Lebensgeschichte

si arriva a riconoscere il significato del tempo, del

poco più tardi, tra il 1788 e i primi anni del decennio

suo progredire linearmente e ad elaborare il concet-

successivo, Edward Gibbon storico del Decline and

to di «sviluppo» sia nella filosofia naturale sia nelle

fall of the Roman Empire – storico quindi della «ca-

scienze storiche.

duta» del mito machiavelliano – lavora ai Memoirs;

Nella filosofia naturale si tratta di superare una con-

quasi contemporaneamente, dal 1785 al 1790,

cezione statica ancorata alla cronologia biblica, che

compare un altro importante testo di area tedesca,

fa risalire l’origine del mondo ad un atto volitivo di

romanzesco, ma profondamente autobiografico,

creazione dal nulla avvenuto qualche migliaio di

l’Anton Reiner di Moritz; nel 1811 Goethe comincia

anni appena prima di Cristo e presuppone un uni-

a scrivere Dichtung und Wahrheit. Altre decine di

verso sempre uguale a se stesso, completo e per-

testi fondamentali nella storia del genere sono idea-

fetto sin dall’inizio i cui limiti temporali sono segnati

ti, composti e pubblicati negli ultimi due decenni del

dal mito della creazione (Genesi) e dal mito della

secolo e nei primi anni del secolo successivo.

fine (Redenzione o Apocalissi). La lotta contro questo sistema è dunque anche la

Sarebbe comunque impossibile postulare una omo-

lotta contro l’autorità della Scrittura, origine prima

geneità tra opere tanto diverse tra loro; decisivo

dell’interdetto posto su ogni ricerca relativa alla di-

però è il fatto che solo ora si assiste alla sostituzio-

mensione temporale del cosmo. Già nel XVII seco-

ne di un individuo dinamico ad un individuo statico

lo il problema dei fossili, come testimonianza del-

e identico a se stesso. Il nuovo individuo si modifica

la storicità dell’universo, affascina gli scienziati e

col tempo e nel tempo, cresce e matura secondo

contraddice l’immobilità di questo quadro perpetuo.

una linea di organico sviluppo. Il Rinascimento, nel

Anche se essi cercano – in un primo momento – di

suo complesso, non arriva a dinamizzare l’immagi-

adeguare la temporalità geologica alla tradizionale

ne statica di derivazione classica; solo Montaigne,

scala temporale biblica, cominciando tuttavia a por-

come si è visto, in consonanza con la rivoluzione

re le basi di quella che sarà la rivoluzione darwinia-

scientifica baconiana, coglie il soggetto in movimen-

na, i cui germi maturano proprio con l’osservazione

to, ma non applica la sua scoperta al tradizionale

dei fossili. Nel XVIII secolo, poi, diviene centrale nel

racconto biografico, preferendo la forma saggistica,

dibattito filosofico e scientifico il quesito dell’«anello

più incline a registrare le oscillazioni e i passaggi. Il

mancante» tra l’uomo e gli animali. La discussione

salto rappresentato nella storia del genere dall’in-

sulla «great chain of being» coinvolge tutti gli in-

sieme di questi testi non è affatto trascurabile, ed

tellettuali di rilievo, da Addison a Pope, da Buffon

28

a Diderot, e poi Kant, Herder, Schiller, Voltaire, il

learning» e contribuisce ad aprire l’orizzonte chiuso

Dottor Johnson e così via, e apre la strada ad una

dell’escatologia cristiana ed umanista affacciando

completa emancipazione della filosofia naturale

l’idea di progresso.

dalla teologia e dal suo statico quadro di riferimento temporale.

Con Vico siamo alla tradizione filosofica che ha

Alla metà del secolo Kant elabora le teorie cosmo-

forse più profondamente influenzato il genere auto-

logiche in cui viene applicata al tempo l’espansione

biografico moderno, quella storicista, nella quale si

operata da Fontenelle sullo spazio. L’idea della cre-

uniscono una sensibilità estrema per le caratteristi-

azione è superata completamente da quella di un

che peculiari di ogni epoca e il senso di un legame

universo infinito che procede dal caos iniziale verso

organico tra le varie fasi successive.

l’ordine secondo le leggi newtoniane della gravita-

Siamo all’affermazione delle coordinate fonda-

zione.

mentali che rispecchiano esattamente i problemi dominanti della forma moderna del “genere” auto-

Nella medesima prospettiva di sviluppo si colloca

biografico: la liberazione dall’autorità di un sistema

la conquista del senso della storia che si pone alla

chiuso e statico e la conquista di una legittimazio-

base del modello autobiografico moderno. Il primo

ne soggettiva al discorso che si basi sull’autorità di

approccio in questo senso è testimoniato dal ma-

una esperienza presente orientata verso il futuro;

turare della scienza filologica. Il processo implica,

la concezione dinamica e temporale della natura e

anche in questo caso, un maggiore distacco nei

dell’uomo e la conquista dei concetti di sviluppo e

confronti dell’autorità tradizionale, a partire almeno

progresso.

da Lorenzo Valla. La comprensione del valore intrin-

Tutto ciò ha conseguenze dirette sulla struttura for-

seco relativo e/o assoluto delle epoche passate si

male del modello autobiografico moderno soprat-

accompagna al ridimensionamento dell’autorità del

tutto per quanto riguarda alcuni aspetti della trama

passato come modello e all’apertura verso il pre-

(inizio e fine) e l’ordine (casual-psicologico) del di-

sente ed il futuro all’insegna dell’idea del progresso.

scorso